Le difficolta' iniziali
obbligano Costa a rivedere i piani; altre compagnie si astengono in attesa di
maggiori certezze sul mercato asiatico
Il mitico Catai onusto di tesori?
Non e' in Cina. Almeno per quanto riguarda le crociere. Le compagnia
occidentali, che si attendono di scovare nel paese piu' affollato del mondo un
nuovo serbatoio di domanda da escutere, stanno trovando difficolta' superiori a
quelle attese. L'impatto con la dura realta' della penetrazione a rilento del
cruise business negli usi culturali locali viene ammesso dalla Costa, apripista
scelta in virtu' della sua internazionalita' e pluricultura, mandata in
avanscoperta da Carnival - che non aveva certo dimenticato di essersi gia'
scottata in Asia col fallimento della joint-venture stabilita con la coreana
Hyundai - a saggiare un terreno del tutto ignoto. E che non ha mancato di
rivelare le sue asperita', fin da subito. Quando Micky Arison e Pierluigi
Foschi, a inizio 2006 avviarono l'operazione-Cina, gia' largamente annunciata
(Ship2Shore n. 5/2004), il business plan prevedeva un incedere quasi baldanzoso:
10 navi del Gruppo Carnival a coprire nel medio periodo (una decina di anni) le
rotte asiatiche. Costa, selezionata per fare da pioniere nel Far East, scelse
una nave sostanzialmente obsoleta per il mercato europeo, la Costa Allegra
(1.000 passeggeri) la quale, sottoposta ad ingenti lavori di refurbishment al
cantiere genovese Mariotti (una dozzina di milioni di euro investiti), si
presentò al via della stagione 2006 sotto la nuova livrea cinese. La
compagna genovese, che all'uopo ha costituito la divisione Asia, e' stata la
prima internazionale ad ottenere dal Governo della Repubblica Popolare Cinese la
licenza per operare nel mercato locale salpando da porti domestici. L'idea
era quella di offrire al potenzialmente vastissimo pubblico cinese un prodotto
esclusivo, ritagliato su misura: una serie di 24 crociere brevi (5 giorni da
Shanghai) per esplorare i paesi vicini. Se non proprio un flop, sicuramente
l'esordio (durante il secondo semestre dell'anno scorso) non e' stato di quelli
da passare agli annali come esperimento di successo. Il mercato della Cina ha
mostrato immediatamente di gradire poco, anzi di capire quasi per nulla
l'opportunita' offerta. La nave spesso viaggiava con un tasso di riempimento
sicuramente insufficiente (intorno al 50%). L'individuo cinese infatti vede
la nave ancora come 'teatro di situazioni semi-proibite' dove, lontano dalle
acque territoriali, puo' dare libero sfogo a passioni represse e considerate non
legali sulla terraferma: a partire dal casino'. La tipica crociera nowhere
dunque, per cui la destinazione diventa quasi irrilevante rispetto al piacere
(in senso epicureo) di cio' che si puo' trovare a bordo. Con una certa
signorilita', Costa - che ovviamente non ha nessuna intenzione di arrendersi
alle prime difficolta', anzi. - ha realizzato la discrasia tra domanda ed
offerta, rivedendo per la stagione attuale la programmazione asiatica. Il
prodotto viene ora venduto anche e soprattutto ai turisti occidentali,
organizzando pacchetti fly + cruise di durata maggiore (per ammortizzare il
costo e l'impegno temporale del lungo viaggio al porto di imbarco ad Hong Kong)
rispetto a quella del 2006. In maggio e giugno saranno offerte 4 crociere da
16 giorni che toccano Filippine, Malesia, Brunei, Singapore, Vietnam e
ovviamente Cina. Mentre per il 2008 saranno aggiunte toccate in Corea e Giappone
nell'ambito di itinerari sino a 18 giorni, mantenendo l'opzione di mini-crociere
da 5 giorni quale companatico ai soggiorni a terra per chi visitasse gia' l'Asia
con altri mezzi di trasporto. Ma se Costa ha racimolato briciole di mercato
dalla sua prima stagione in Cina, non esaltante e' stato pure il percorso della
concorrenza, buona parte della quale invero si e' tenuta alla larga dalle
insidie cinesi. Star Cruises, la compagnia malese regina indiscussa - per
ovvie ragioni di presidio territoriale - del mercato asiatico, ha addirittura
scelto di destinare la Norwegian Wind (una nave di media eta' e capacita' della
controllata americana NCL) ad effettuare crociere overnight da Hong Kong,
adattando le aree pubbliche all'uso specifico con la rimozione di bar e
discoteca a pro' di un ampliamento dell'area-casino'. Dal suo canto la Royal
Caribbean si accinge a lanciare una nave piu' grande, la Rhapsody of the Seas
(circa 2 mila passeggeri), che sara' commercializzata sia su base locale che in
Occidente. A differenza della Costa Allegra in versione 2006, le crociere della
nave americana saranno maggiormente port-intensive, cosi lanciando una nuova
scommessa sulla Cina.